UNA GENERAZIONE CRESCIUTA ONLINE - Il fenomeno dei "partner IA" (o "chatbot companion") non può essere letto come una semplice moda o come una stravaganza da deridere: riguarda soprattutto le generazioni cresciute con internet come ambiente primario di socializzazione. La Gen Z e la Gen Alpha, infatti, hanno maturato gran parte delle proprie relazioni attraverso schermi, chat, giochi online e comunità digitali, in un contesto in cui anche l'isolamento ha assunto forme nuove: dal ritiro sociale tipico degli hikikomori alle dinamiche di chiusura e ostilità che alimentano fenomeni come gli incel. Il Covid-19 ha poi amplificato queste fragilità, interrompendo per mesi frequentazioni, scuole, lavoro e contatti fisici e abituando molti giovani a convivere con una forma di distanza emotiva che, in alcuni casi, non è mai stata del tutto superata. Non sorprende quindi che piattaforme come Character.ai abbiano un pubblico prevalentemente giovane: oltre la metà degli utenti rientra nella fascia 18-24 anni, una generazione per cui parlare con un'intelligenza artificiale non appare più strano di scrivere a un amico su WhatsApp.
PERCHÉ IL CHATBOT SEMBRA UN RIFUGIO - Per chi ha vissuto relazioni dolorose, lutti, violenze psicologiche o semplicemente la paura del giudizio, un chatbot può rappresentare uno spazio senza rischio: non critica, non abbandona, non tradisce e risponde sempre, a qualsiasi ora. È la logica dell'"intimità artificiale" descritta dalla sociologa Sherry Turkle: quando la macchina dice "ti capisco" o "ci sarò sempre", la mente tende a trattarla come una presenza reale, anche se dietro lo schermo non c'è alcuna coscienza. Il rischio è il cosiddetto parasocial bombing: l'algoritmo impara quali parole rassicurano l'utente e le ripete in modo sempre più personalizzato, offrendo una conferma costante che nessuna relazione umana può garantire. Il sollievo è reale, ma il legame resta unilaterale: non ci sono conflitti da gestire, compromessi da trovare né la possibilità di essere rifiutati e questo può rendere progressivamente più difficile affrontare la complessità, l'imprevedibilità e la fatica delle relazioni con persone vere.
QUANDO L'AMORE VIRTUALE FINISCE - La fragilità di questi legami è emersa con il caso Replika, una delle app pioniere dei "companion" virtuali. Nel febbraio 2023 il Garante della privacy italiano ha disposto la limitazione del trattamento dei dati degli utenti italiani, rilevando violazioni del GDPR e l'assenza di meccanismi adeguati di verifica dell'età, con particolari rischi per minorenni e persone vulnerabili; l'azienda ha poi modificato il funzionamento del chatbot, eliminando o riducendo le funzioni più intime. Per migliaia di utenti che avevano costruito una relazione quotidiana con il proprio compagno virtuale il cambiamento è stato vissuto come un lutto improvviso, simile a una rottura sentimentale o a una perdita. Il messaggio che ne deriva non è quello di condannare chi cerca affetto in un algoritmo, ma di chiedersi perché così tante persone, soprattutto giovanissime, sentano di trovarvi più sicurezza che nelle relazioni reali: la sfida per le piattaforme e per la società è proteggere la vulnerabilità emotiva degli utenti, senza trasformare la solitudine in un mercato.

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