La Lista Studentesca ha vinto le elezioni anticipate in Serbia, mettendo fine a oltre un decennio di dominio di Aleksandar Vučić. È stato lo stesso leader, ex presidente e candidato premier alla guida di Serbia Unita (SNS), ad annunciarlo in diretta TV: "È chiaro che abbiamo perso queste elezioni, la Lista Studentesca ha vinto". Secondo i risultati ancora preliminari, il movimento nato dalle proteste universitarie, che da quasi due anni contesta il governo per corruzione e abusi, ottiene circa il 52% dei voti e fra 135 e 140 dei 250 seggi del Parlamento, contro i circa 105 di Vučić. L’affluenza, vicina al 70%, è la più alta dalla dissoluzione della Jugoslavia, nel 1992. Dopo l'annuncio le strade di Belgrado e di altre città si sono riempite di persone festanti, con clacson e cori contro il presidente uscente, che ha accusato la campagna degli studenti di essere scorretta e ha parlato di interferenze straniere, accuse respinte dal movimento. "Dopo quasi due anni di lotta, la Serbia ha finalmente preso il suo destino in mano", ha detto il portavoce Radomir Sajčić.
Serbia, vincono gli studenti: Vucic ammette la sconfitta
La Lista Studentesca ha vinto le elezioni anticipate in Serbia, mettendo fine a oltre un decennio di dominio di Aleksandar Vučić. È stato lo stesso leader, ex presidente e candidato premier alla guida di Serbia Unita (SNS), ad annunciarlo in diretta TV: "È...

La Lista Studentesca ha vinto le elezioni anticipate in Serbia, mettendo fine a oltre un decennio di dominio di Aleksandar Vučić. È stato lo stesso leader, ex presidente e candidato premier alla guida di Serbia Unita (SNS), ad annunciarlo in diretta TV: "È chiaro che abbiamo perso queste elezioni, la Lista Studentesca ha vinto". Secondo i risultati ancora preliminari, il movimento nato dalle proteste universitarie, che da quasi due anni contesta il governo per corruzione e abusi, ottiene circa il 52% dei voti e fra 135 e 140 dei 250 seggi del Parlamento, contro i circa 105 di Vučić. L’affluenza, vicina al 70%, è la più alta dalla dissoluzione della Jugoslavia, nel 1992. Dopo l'annuncio le strade di Belgrado e di altre città si sono riempite di persone festanti, con clacson e cori contro il presidente uscente, che ha accusato la campagna degli studenti di essere scorretta e ha parlato di interferenze straniere, accuse respinte dal movimento. "Dopo quasi due anni di lotta, la Serbia ha finalmente preso il suo destino in mano", ha detto il portavoce Radomir Sajčić.
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