ARRIVANO I "LOSER INFLUENCER" - In uno dei suoi ultimi video, il creator Sbortus ha analizzato il fenomeno degli "anti-influencer" o "loser influencer": personaggi che si presentano con frasi come "Ho 25 anni, non ho amici, non ho mai avuto una ragazza né un lavoro" in stanze buie, senza montaggio, con sguardo cupo e voce flebile. Lo schema è ricorrente: un gancio iniziale, l'elenco dei problemi e la richiesta di aiuto, spesso con una scadenza ("ho lasciato il lavoro, ho tre mesi per convincere i miei che posso avere una carriera online o mi cacceranno di casa"), che fa sentire lo spettatore responsabile della vita di chi parla. Secondo Sbortus, molte di queste difficoltà sono comuni: a 22 anni circa due terzi dei giovani adulti vivono con i familiari (dato riferito agli Stati Uniti) e definire situazioni simili "fallimento" può danneggiare i propri coetanei. Quanto alla sincerità di questi soggetti che basano i loro contenuti ad esempio sull'isolamento, resta il dubbio: la stanza con il materasso a terra non prova né che dicano la verità né che mentano.
L'AUTENTICITÀ (O IL VITTIMISMO) COME FORMAT - Il fenomeno, spiega Sbortus, nasce da un cambio di valori nella generazione Z, che secondo alcune società di consulenza premia autenticità e trasparenza e chiede ai brand di "umanizzarsi", ammettendo gli errori. Una logica che i questi creator hanno fatto propria, ma forse in modo malsano: se il pubblico, descritto come la generazione più sola, cerca persone vere, basta simulare quest'"autenticità" e produrre in serie. La stanza buia e il look trasandato, osserva, servono a trasmettere un preciso mood, perché sui social è facile credere di conoscere chi si vede solo in video e foto selezionate, come fosse un amico. Il vittimismo poi funziona tantissimo: il criticare, che in certi casi sarebbe sacrosanto, in questi sembra più un accanirsi su una persona fragile. Non tutto è finto, avverte Sbortus, perché anche chi cura questo genere di estetica può pensare davvero ciò che dice. La sua conclusione è rivolgere la propria attenzione ai contenuti più che alla scenografia e seguire qualcuno non perché "soffre", ma perché ha qualcosa da dire.

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