La Corte d'Appello di Milano, sezione Lavoro, ha annullato la sentenza con cui Ilaria Salis era stata condannata in primo grado a versare circa 300mila euro a due ex collaboratori, Valentina Dadda e François Gelmetti, per il loro licenziamento, ritenuto privo di giusta causa. I giudici hanno accolto la richiesta dei legali dell'eurodeputata di AVS, secondo cui il procedimento era stato instaurato con una notifica irregolare: un solo tentativo dell'ufficiale giudiziario, pur in presenza di una residenza e di un indirizzo PEC conosciuti. Questa presunta carenza avrebbe impedito a Salis di conoscere l'iter legale e di esercitare il diritto di difesa, lasciandola in una contumacia inconsapevole. La decisione, però, non chiude la controversia né esprime un giudizio sul merito dei licenziamenti: la sentenza di marzo viene dichiarata nulla, la causa torna al Tribunale di Milano e le spese di lite dei due gradi sono compensate. Salis ha parlato di una decisione accolta con soddisfazione, sostenendo di non essere stata posta nelle condizioni di difendersi; i legali degli ex collaboratori hanno invece annunciato che la causa sarà riassunta e che sono pronti ad affrontarla nel merito.
Causa tra Ilaria Salis e i suoi ex collaboratori: annullata la condanna per vizio di notifica
La Corte d'Appello di Milano, sezione Lavoro, ha annullato la sentenza con cui Ilaria Salis era stata condannata in primo grado a versare circa 300mila euro a due ex collaboratori, Valentina Dadda e François Gelmetti, per il loro licenziamento, ritenuto privo...

La Corte d'Appello di Milano, sezione Lavoro, ha annullato la sentenza con cui Ilaria Salis era stata condannata in primo grado a versare circa 300mila euro a due ex collaboratori, Valentina Dadda e François Gelmetti, per il loro licenziamento, ritenuto privo di giusta causa. I giudici hanno accolto la richiesta dei legali dell'eurodeputata di AVS, secondo cui il procedimento era stato instaurato con una notifica irregolare: un solo tentativo dell'ufficiale giudiziario, pur in presenza di una residenza e di un indirizzo PEC conosciuti. Questa presunta carenza avrebbe impedito a Salis di conoscere l'iter legale e di esercitare il diritto di difesa, lasciandola in una contumacia inconsapevole. La decisione, però, non chiude la controversia né esprime un giudizio sul merito dei licenziamenti: la sentenza di marzo viene dichiarata nulla, la causa torna al Tribunale di Milano e le spese di lite dei due gradi sono compensate. Salis ha parlato di una decisione accolta con soddisfazione, sostenendo di non essere stata posta nelle condizioni di difendersi; i legali degli ex collaboratori hanno invece annunciato che la causa sarà riassunta e che sono pronti ad affrontarla nel merito.
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