LA SENTENZA - Il Tribunale di Milano ha condannato l'eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, Ilaria Salis, a risarcire oltre 300mila euro due ex collaboratori licenziati nel 2025 tramite recesso anticipato dal contratto, inizialmente valido fino al 2029. La decisione, firmata dal giudice Franco Caroleo, riconosce l'assenza di una giusta causa nel provvedimento di interruzione del rapporto, motivato genericamente dal "venir meno del rapporto fiduciario". La posizione dell'eurodeputata è risultata debole anche sul piano procedurale: Salis non si è costituita in giudizio ed è stata dichiarata contumace, circostanza che avrebbe pesato nella valutazione del tribunale.
IL PESO POLITICO DEL CASO - Secondo gli ex assistenti, rappresentati dagli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto, il licenziamento sarebbe stato improvviso e privo di elementi concreti, nonostante il loro coinvolgimento nella campagna elettorale e nelle attività politiche che avevano accompagnato la mobilitazione per la liberazione di Salis durante la detenzione in Ungheria. La vicenda assume inevitabilmente un rilievo politico, considerando che l'eurodeputata è stata sostenuta da un'ampia area progressista proprio in nome della difesa dei lavoratori, della lotta al precariato e della tutela della dignità professionale.
LA REPLICA DI SALIS - Da Bruxelles, Salis ha contestato integralmente la sentenza, annunciando di aver già presentato ricorso in appello. L'eurodeputata sostiene di non aver mai ricevuto la notifica dell'udienza e di non aver avuto la possibilità di difendersi nel procedimento di primo grado, definendo "surreale" la mancata comunicazione degli atti. Rivendica inoltre che la decisione di interrompere la collaborazione non fosse arbitraria, ma necessaria per garantire il corretto esercizio del mandato parlamentare e la gestione delle risorse pubbliche. Il caso ha immediatamente generato reazioni nel mondo politico, con esponenti del centrodestra che hanno accusato Salis di incoerenza rispetto alle battaglie condotte in difesa dei lavoratori.

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