In Texas, a Taylor, la famiglia Bland aveva ceduto nel 1999 circa 35 ettari di terreno alla città per soli 10 dollari simbolici, a patto che diventasse un parco pubblico per i bambini del quartiere, abitato in prevalenza da famiglie nere e ispaniche; 26 anni dopo, passato di mano in mano tra enti pubblici, quel terreno è finito nelle disponibilità dell'Agenzia per lo Sviluppo Economico, che l'ha rivenduto nel 2025 all'azienda Blueprint per 10 milioni di dollari, con la città che spera di incassarne altri 30 in tasse nel prossimo decennio: al posto di altalene e scivoli sorgerà ora un data center di intelligenza artificiale di 12.500 metri quadrati, a poca distanza dalle case dei residenti, capace di consumare elettricità quanto una piccola città. Pamela Griffin, vicina del vecchio proprietario e tra i parenti della famiglia Bland, ha fatto causa alla città per far rispettare la clausola del "parco pubblico": il ricorso è stato respinto in primo grado, ma la vicenda è ora davanti alla Corte d'Appello di Austin. Dalle altalene al cloud computing, insomma, il passo è stato più breve del previsto e la storia fa riflettere anche in Europa, dove i data center si moltiplicano a loro volta, sollevando interrogativi sui limiti da porre quando a fare spazio ai server sono i parchi giochi.
Texas, dona un terreno per un parco giochi: 26 anni dopo diventa un data center per l'IA
In Texas, a Taylor, la famiglia Bland aveva ceduto nel 1999 circa 35 ettari di terreno alla città per soli 10 dollari simbolici, a patto che diventasse un parco pubblico per i bambini del quartiere, abitato in prevalenza da famiglie nere e ispaniche; 26 anni...

In Texas, a Taylor, la famiglia Bland aveva ceduto nel 1999 circa 35 ettari di terreno alla città per soli 10 dollari simbolici, a patto che diventasse un parco pubblico per i bambini del quartiere, abitato in prevalenza da famiglie nere e ispaniche; 26 anni dopo, passato di mano in mano tra enti pubblici, quel terreno è finito nelle disponibilità dell'Agenzia per lo Sviluppo Economico, che l'ha rivenduto nel 2025 all'azienda Blueprint per 10 milioni di dollari, con la città che spera di incassarne altri 30 in tasse nel prossimo decennio: al posto di altalene e scivoli sorgerà ora un data center di intelligenza artificiale di 12.500 metri quadrati, a poca distanza dalle case dei residenti, capace di consumare elettricità quanto una piccola città. Pamela Griffin, vicina del vecchio proprietario e tra i parenti della famiglia Bland, ha fatto causa alla città per far rispettare la clausola del "parco pubblico": il ricorso è stato respinto in primo grado, ma la vicenda è ora davanti alla Corte d'Appello di Austin. Dalle altalene al cloud computing, insomma, il passo è stato più breve del previsto e la storia fa riflettere anche in Europa, dove i data center si moltiplicano a loro volta, sollevando interrogativi sui limiti da porre quando a fare spazio ai server sono i parchi giochi.
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