LA PRESSIONE DI WASHINGTON SU SEUL - La Corea del Sud si sta preparando a un possibile invio di una nave da supporto e di circa 150 militari nello Stretto di Hormuz, dopo aver comunicato a Washington la propria disponibilità per il pattugliamento marittimo; secondo quanto riportato dalla stampa coreana, sarebbero già in corso i preparativi per ottenere l'approvazione del Parlamento. La mossa arriva sotto la crescente pressione del presidente statunitense Donald Trump, che nelle scorse settimane ha già ridotto le esercitazioni militari congiunte tra i due paesi lamentando la scarsa collaborazione di Seul nella campagna contro l'Iran. Un eventuale coinvolgimento rappresenterebbe una svolta significativa per la Corea del Sud, uno degli alleati storici degli Stati Uniti, considerando che Seul dipende dallo Stretto per la stragrande maggioranza delle proprie importazioni di petrolio greggio.
ONDATE DI PROTESTE - La decisione ha scatenato un'ondata di proteste quotidiane nella Capitale sudcoreana, organizzate da gruppi pacifisti come "Seoul Peace Solidarity" e "National People's Action", che si sono radunati a più riprese nei pressi dell'ambasciata statunitense e dell'ufficio presidenziale con cartelli e slogan contro la sottomissione alle pressioni di Washington. I sondaggi mostrano peraltro un'opinione pubblica in prevalenza contraria alla misura, mentre da Teheran il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha avvertito che qualsiasi paese operativo nello Stretto verrebbe considerato un sostenitore diretto dell'aggressione statunitense. Va precisato che, al momento, nulla è stato ancora deciso in via definitiva: fonti ufficiali sudcoreane hanno sottolineato che l'eventuale dispiegamento resta condizionato all'approvazione parlamentare e a valutazioni sulla prontezza militare del paese rispetto alle tensioni con la Corea del Nord.

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