UNA SONORA BATOSTA - Il debutto de "La Legge di Lidia Poët" su Rai 1 non è andato come sperato. Nella prima serata di martedì 1° settembre 2026 la fiction con Matilda De Angelis ha raccolto 1.549.000 spettatori e l'11,2% di share, restando dietro a "Hotel Costiera" su Canale 5, che ha portato a casa 1.941.000 spettatori e il 14,4%. Un secondo posto che pesa, considerando quanto la Rai puntasse su questo titolo per aprire la stagione autunnale sulla rete ammiraglia. Guardando il resto della serata, su Rete 4 "Verità Nascoste" con Milo Infante ha debuttato bene, sfiorando il 10% di share con 1.018.000 spettatori; più indietro Italia 1 con la Coppa Italia tra Torino e Monza (1.003.000 spettatori, 6,3%), Rai 2 con il film "L'ultima vendetta" (817.000, 5,6%) e Rai 3 con "Il mio nome è Riccardo Cocciante" (760.000, 4,9%). Chiudono la classifica La7 con "In Onda", TV8 con "The Karate Kid: La leggenda continua" e Nove con "Comedy Match".
IL SUCCESSO STREPITOSO ALL'ESTERO - Il dato stona con il percorso della serie fuori dai confini nazionali. Dal suo debutto su Netflix nel febbraio 2023, "La Legge di Lidia Poët" si è imposta come uno dei titoli italiani di maggior successo internazionale mai prodotti dalla piattaforma: terza nella classifica globale delle serie non in lingua inglese con oltre 28 milioni di ore viste nella sola prima settimana, prima assoluta in Ungheria, Polonia, Ucraina e Romania, e presente nella top 10 di ben 55 Paesi, inclusi Stati Uniti e Regno Unito. Nel 2023 è risultata il titolo italiano più visto dell'anno su Netflix a livello globale, con 85 milioni di ore totali. Un successo che rende ancora più delicata la lettura del flop su Rai 1: molti potenziali interessati probabilmente avevano già visto la serie su Netflix, ma lo stesso ragionamento vale in teoria anche per "Hotel Costiera", che pure arriva da un passaggio su Prime Video (dove era stata cancellata nel 2025).
I PERCHÈ DELLO SCIVOLONE - Una spiegazione più specifica va probabilmente cercata nel tono della serie, che fin dall'uscita ha diviso la critica italiana. Diverse recensioni hanno sottolineato una rappresentazione della protagonista "ipersessualizzata e iperfemminista", accompagnata da vistosi anacronismi linguistici, gestuali e sonori (colonna sonora rock al posto di musiche d'epoca, modi di fare "contemporanei" calati nell'Ottocento), pensati per parlare al pubblico di oggi più che restituire fedeltà storica. Alcuni critici hanno anche parlato di "linguaggio volgare" e di un'impostazione costruita "a beneficio dell'algoritmo" delle piattaforme streaming, con enfasi sulla condizione femminile portata avanti tramite dialoghi esplicitamente rivendicativi e a tratti esagerati, soprattutto per il periodo storico che ha visto la fine del "primo" woke. Un approccio che ha funzionato bene su un pubblico internazionale e giovane abituato a Netflix, ma che potrebbe risultare meno immediato per quello generalista e più tradizionale della prima serata Rai, probabilmente più incline a un prodotto come "Hotel Costiera", action leggero e privo di ambizioni di critica sociale.

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