Negli Stati Uniti la stagione del "wokeismo" post-2020 attraversa una netta revisione: molte grandi aziende hanno smantellato i programmi di diversità, equità e inclusione (DEI) nati dopo l'omicidio di George Floyd, eliminando dipartimenti dedicati, obiettivi di rappresentanza e criteri legati a razza e genere nei consigli di amministrazione. Più sorprendente è che la critica arrivi ora anche dal campo progressista: Alexandria Ocasio-Cortez, definendo "Woke 1 was crazy" il periodo tra il 2019 e il 2020, ha ammesso che il linguaggio radicale di allora non è più quello che i democratici userebbero oggi. Gli esempi che i dem stessi citano ora come eccessi sono concreti: c'è lo slogan "defund the police", cioè la richiesta di tagliare drasticamente i fondi alla polizia per dirottarli su sanità e servizi sociali, che la stessa Ocasio-Cortez sostenne con forza nel 2020, criticando l'amministrazione di New York per aver proposto un taglio giudicato troppo timido al budget della polizia; c'è la posizione, presa da altri esponenti come la candidata governatrice del Wisconsin Francesca Hong, secondo cui il "Thanksgiving" andrebbe abolito in quanto festa che celebra il colonialismo e c'è l'uso imposto di un linguaggio identitario come il termine "Latinx" (variante neutra rispetto al genere di "Latino/Latina"), che secondo lo stesso governatore della California Gavin Newsom nessuno nel suo staff userebbe più, pur essendo stato ampiamente usato dai democratici nel 2020. Il punto, secondo questa autocritica, non è aver combattuto le discriminazioni (obiettivo che resta condiviso), ma aver anteposto slogan radicali e battaglie sul linguaggio a temi economici molto più sentiti dagli elettori, come salari, sanità e costo della vita: un errore che a loro giudizio ha allontanato il pubblico moderato e fornito facili argomenti alla propaganda repubblicana. Resta aperto il dubbio se questa revisione sia sincera o un semplice riposizionamento tattico in vista delle elezioni del 2028.
La grande virata: gli USA voltano le spalle al woke
Negli Stati Uniti la stagione del "wokeismo" post-2020 attraversa una netta revisione: molte grandi aziende hanno smantellato i programmi di diversità, equità e inclusione (DEI) nati dopo l'omicidio di George Floyd, eliminando dipartimenti dedicati, obiettivi...

Negli Stati Uniti la stagione del "wokeismo" post-2020 attraversa una netta revisione: molte grandi aziende hanno smantellato i programmi di diversità, equità e inclusione (DEI) nati dopo l'omicidio di George Floyd, eliminando dipartimenti dedicati, obiettivi di rappresentanza e criteri legati a razza e genere nei consigli di amministrazione. Più sorprendente è che la critica arrivi ora anche dal campo progressista: Alexandria Ocasio-Cortez, definendo "Woke 1 was crazy" il periodo tra il 2019 e il 2020, ha ammesso che il linguaggio radicale di allora non è più quello che i democratici userebbero oggi. Gli esempi che i dem stessi citano ora come eccessi sono concreti: c'è lo slogan "defund the police", cioè la richiesta di tagliare drasticamente i fondi alla polizia per dirottarli su sanità e servizi sociali, che la stessa Ocasio-Cortez sostenne con forza nel 2020, criticando l'amministrazione di New York per aver proposto un taglio giudicato troppo timido al budget della polizia; c'è la posizione, presa da altri esponenti come la candidata governatrice del Wisconsin Francesca Hong, secondo cui il "Thanksgiving" andrebbe abolito in quanto festa che celebra il colonialismo e c'è l'uso imposto di un linguaggio identitario come il termine "Latinx" (variante neutra rispetto al genere di "Latino/Latina"), che secondo lo stesso governatore della California Gavin Newsom nessuno nel suo staff userebbe più, pur essendo stato ampiamente usato dai democratici nel 2020. Il punto, secondo questa autocritica, non è aver combattuto le discriminazioni (obiettivo che resta condiviso), ma aver anteposto slogan radicali e battaglie sul linguaggio a temi economici molto più sentiti dagli elettori, come salari, sanità e costo della vita: un errore che a loro giudizio ha allontanato il pubblico moderato e fornito facili argomenti alla propaganda repubblicana. Resta aperto il dubbio se questa revisione sia sincera o un semplice riposizionamento tattico in vista delle elezioni del 2028.
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