Il processo contro Meta si è aperto ieri negli Stati Uniti, segnando uno dei momenti più delicati nella storia recente dei social network. Quattro Stati -California, Colorado, Kentucky e New Jersey- accusano il gruppo di aver progettato funzioni di Instagram e Facebook per aumentare la dipendenza dei più giovani, pur essendo consapevole dei rischi. Nel mirino finiscono scroll infinito, notifiche, algoritmi di raccomandazione, like e filtri estetici: strumenti che, secondo l'accusa, sfrutterebbero meccanismi psicologici capaci di trattenere bambini e adolescenti più a lungo sulle piattaforme. Meta dovrà rispondere anche di presunte violazioni della privacy, con raccolta di dati personali di utenti sotto i 13 anni senza consenso dei genitori. Il processo, che secondo gli esperti dovrebbe durare fino a otto settimane, vedrà testimoniare Mark Zuckerberg, l'Head of Instagram Adam Mosseri e l'ex dirigente Arturo Béjar, insieme alla presentazione di documenti interni, tra cui una ricerca del 2019 su 2.500 adolescenti. Gli Stati non chiedono solo risarcimenti -che potrebbero arrivare a cifre enormi rapportate al calcolo dei singoli utenti, fino a 1.400 miliardi di dollari e che la società ha già definito "non aderenti alla realtà giudiziaria"- ma anche misure concrete: verifiche dell'età, stop alla riproduzione automatica dei video e rimozione di filtri considerati dannosi. Meta respinge le accuse e definisce sproporzionate le richieste, ma il caso si inserisce in una lunga serie di battaglie giudiziarie sulla tutela dei minori, con precedenti che hanno già portato a sanzioni milionarie in diversi Stati americani.
Meta a processo negli USA per l'impatto di Facebook e Instagram sui minori
Il processo contro Meta si è aperto ieri negli Stati Uniti, segnando uno dei momenti più delicati nella storia recente dei social network. Quattro Stati -California, Colorado, Kentucky e New Jersey- accusano il gruppo di aver progettato funzioni di Instagram...

Il processo contro Meta si è aperto ieri negli Stati Uniti, segnando uno dei momenti più delicati nella storia recente dei social network. Quattro Stati -California, Colorado, Kentucky e New Jersey- accusano il gruppo di aver progettato funzioni di Instagram e Facebook per aumentare la dipendenza dei più giovani, pur essendo consapevole dei rischi. Nel mirino finiscono scroll infinito, notifiche, algoritmi di raccomandazione, like e filtri estetici: strumenti che, secondo l'accusa, sfrutterebbero meccanismi psicologici capaci di trattenere bambini e adolescenti più a lungo sulle piattaforme. Meta dovrà rispondere anche di presunte violazioni della privacy, con raccolta di dati personali di utenti sotto i 13 anni senza consenso dei genitori. Il processo, che secondo gli esperti dovrebbe durare fino a otto settimane, vedrà testimoniare Mark Zuckerberg, l'Head of Instagram Adam Mosseri e l'ex dirigente Arturo Béjar, insieme alla presentazione di documenti interni, tra cui una ricerca del 2019 su 2.500 adolescenti. Gli Stati non chiedono solo risarcimenti -che potrebbero arrivare a cifre enormi rapportate al calcolo dei singoli utenti, fino a 1.400 miliardi di dollari e che la società ha già definito "non aderenti alla realtà giudiziaria"- ma anche misure concrete: verifiche dell'età, stop alla riproduzione automatica dei video e rimozione di filtri considerati dannosi. Meta respinge le accuse e definisce sproporzionate le richieste, ma il caso si inserisce in una lunga serie di battaglie giudiziarie sulla tutela dei minori, con precedenti che hanno già portato a sanzioni milionarie in diversi Stati americani.
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