La Federcalcio sudcoreana è finita nella bufera dopo la pubblicazione di un rapporto governativo che rivela come, tra il 2011 e il 2012, la KFA abbia speso milioni di won per offrire "intrattenimento sessuale" ad arbitri e funzionari calcistici stranieri in visita, camuffando le spese come cene, drink o massaggi. Il documento, rimasto nascosto per anni e ora reso pubblico da un'emittente nazionale, descrive almeno otto episodi legati a qualificazioni mondiali e olimpiche, con dipendenti che falsificavano le spese per giustificare pagamenti effettuati in locali a luci rosse. Il Governo parla di un problema radicato nella struttura federale, mentre la Procura nel 2017 aveva archiviato tutto per mancanza di prove, nonostante testimonianze interne e transazioni registrate. Il caso coinvolgerebbe anche dirigenti cinesi e, secondo media giapponesi, quattro arbitri del Giappone. La KFA sostiene di aver introdotto dal 2013 un sistema che impedisce l'uso delle carte aziendali in locali a rischio e procedure più rigide per l'accoglienza degli ufficiali di gara, ma la vicenda arriva in un momento di forte sfiducia pubblica: dopo il flop della Corea del Sud ai Mondiali 2026 e le polemiche sulla gestione del commissario tecnico, persino il presidente del Paese ha chiesto un'indagine sulla federazione. E inevitabilmente, questo nuovo scandalo riporta alla mente i vecchi sospetti che da vent'anni circondano il Mondiale 2002, quando alcune decisioni arbitrali controverse alimentarono dubbi sulla trasparenza del calcio coreano.
Corea del Sud, bufera sulla Federcalcio: emerse spese per "intrattenimento sessuale" destinate ad arbitri stranieri
La Federcalcio sudcoreana è finita nella bufera dopo la pubblicazione di un rapporto governativo che rivela come, tra il 2011 e il 2012, la KFA abbia speso milioni di won per offrire "intrattenimento sessuale" ad arbitri e funzionari calcistici stranieri in...

La Federcalcio sudcoreana è finita nella bufera dopo la pubblicazione di un rapporto governativo che rivela come, tra il 2011 e il 2012, la KFA abbia speso milioni di won per offrire "intrattenimento sessuale" ad arbitri e funzionari calcistici stranieri in visita, camuffando le spese come cene, drink o massaggi. Il documento, rimasto nascosto per anni e ora reso pubblico da un'emittente nazionale, descrive almeno otto episodi legati a qualificazioni mondiali e olimpiche, con dipendenti che falsificavano le spese per giustificare pagamenti effettuati in locali a luci rosse. Il Governo parla di un problema radicato nella struttura federale, mentre la Procura nel 2017 aveva archiviato tutto per mancanza di prove, nonostante testimonianze interne e transazioni registrate. Il caso coinvolgerebbe anche dirigenti cinesi e, secondo media giapponesi, quattro arbitri del Giappone. La KFA sostiene di aver introdotto dal 2013 un sistema che impedisce l'uso delle carte aziendali in locali a rischio e procedure più rigide per l'accoglienza degli ufficiali di gara, ma la vicenda arriva in un momento di forte sfiducia pubblica: dopo il flop della Corea del Sud ai Mondiali 2026 e le polemiche sulla gestione del commissario tecnico, persino il presidente del Paese ha chiesto un'indagine sulla federazione. E inevitabilmente, questo nuovo scandalo riporta alla mente i vecchi sospetti che da vent'anni circondano il Mondiale 2002, quando alcune decisioni arbitrali controverse alimentarono dubbi sulla trasparenza del calcio coreano.
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