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Condanna ribaltata nel caso dei "30 secondi"

Nel marzo 2018 una hostess di Malpensa si è rivolta a un sindacalista del suo settore per chiedere aiuto su una vertenza di lavoro. Durante quell'incontro, negli uffici del sindacato, l'uomo l'avrebbe molestata e palpeggiata approfittando della...

Condanna ribaltata nel caso dei "30 secondi"

LA STORIA - Nel marzo 2018 una hostess di Malpensa si è rivolta a un sindacalista del suo settore per chiedere aiuto su una vertenza di lavoro. Durante quell'incontro, negli uffici del sindacato, l'uomo l'avrebbe molestata e palpeggiata approfittando della situazione di fragilità. La donna, inizialmente sorpresa e bloccata dalla paura, ha reagito solo dopo alcuni secondi, tempo che in due gradi di giudizio era servito per assolvere l'imputato: secondo quei giudici, in "20-30 secondi" lei avrebbe potuto opporsi. Oggi, nel processo d'Appello bis, la Corte d'Appello di Milano ha invece riconosciuto la violenza sessuale e ha emesso una condanna a un anno e due mesi di reclusione, con pena sospesa e una provvisionale di 10.000 euro.

LA LUNGA BATTAGLIA - Per la donna la vicenda è stata "una violenza nella violenza": alla "discriminazione sul lavoro" si è aggiunto l'abuso da parte di chi avrebbe dovuto tutelarla. In questi otto anni ha affrontato un iter giudiziario estenuante, due assoluzioni, "diffamazioni in azienda" e, alla fine, il cambio di lavoro: oggi non è più hostess, ma insegnante. Racconta di aver pagato "un prezzo molto alto" e di aver pensato, più volte, che forse non avrebbe denunciato se avesse saputo cosa l'aspettava. Oggi parla di sollievo più che di felicità e spera che questa sentenza sia "la puntata finale" della storia per lei e la sua famiglia.

UNA SENTENZA FONDAMENTALE - La Cassazione, annullando le precedenti assoluzioni, ha stabilito che il ritardo nella reazione di una vittima non può essere usato per negare la violenza: sorpresa, paura e shock possono impedire un "no" immediato. L'avvocato della donna, Gionata Bonuccelli, definisce la decisione "uno spartiacque di civiltà giuridica", perché sposta il focus dal cronometro alla realtà del trauma. L'ex hostess, che non si sente di dare consigli alle altre donne ("ognuna faccia i conti con le proprie forze"), è diventata suo malgrado un simbolo: ha "fatto tutto il possibile", come dice lei stessa, e oggi una sentenza riconosce che quel fatto è un reato.

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