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Il controverso regolamento europeo "Chat Control": cosa non torna

Il Parlamento europeo ha approvato l'estensione della deroga alla direttiva ePrivacy fino al 3 aprile 2028, mantenendo attiva la possibilità per le piattaforme di individuare materiale pedopornografico nelle comunicazioni non...

Il controverso regolamento europeo "Chat Control": cosa non torna

IL VOTO DELL'EUROCAMERA - Il Parlamento europeo ha approvato l'estensione della deroga alla direttiva ePrivacy fino al 3 aprile 2028, mantenendo attiva la possibilità per le piattaforme di individuare materiale pedopornografico nelle comunicazioni non protette da crittografia end-to-end; contestualmente ha escluso dall'ambito servizi come WhatsApp e Messenger. La proposta di respingere la proroga non ha raggiunto la maggioranza assoluta necessaria (360 voti), fermandosi a 314 favorevoli, 276 contrari e 17 astenuti. Il testo passa ora al Consiglio, che ha tre mesi per accettare o respingere le modifiche, mentre proseguono i negoziati sul nuovo regolamento permanente contro la diffusione di CSAM ("Child Sexual Abuse Material", in italiano "Materiale di Abuso Sessuale su Minori").

COS'È "CHAT CONTROL" - Il regolamento ePrivacy, come derogato nel 2021, tutela la riservatezza delle comunicazioni digitali, impedendo la lettura dei messaggi senza consenso. Nel 2022 la Commissione europea, guidata dalla commissaria Ylva Johansson, ha proposto un nuovo regolamento ("Regulation laying down rules to prevent and combat child sexual abuse") che autorizzerebbe i provider a scansionare i messaggi degli utenti per individuare materiale pedopornografico. Questa normativa, ribattezzata "Chat Control", consentirebbe alle piattaforme di analizzare contenuti testuali e multimediali tramite algoritmi, addirittura prima dell'invio, aggirando di fatto la protezione garantita dalla privacy elettronica. La deroga alla direttiva ePrivacy serve a evitare un vuoto normativo mentre si lavora al regime definitivo, già in parte concordato sotto la presidenza cipriota del Consiglio nel 2026.

LE CRITICHE - La proposta ha suscitato forti critiche da esperti di cybersicurezza, associazioni per i diritti digitali e Istituzioni europee. Il Servizio legale del Consiglio UE e il Garante europeo della protezione dei dati personali hanno avvertito che il regolamento potrebbe introdurre un "scansionamento generalizzato e indiscriminato" delle comunicazioni, aprendo alla prospettiva di una sorveglianza di massa. L'affidamento agli algoritmi comporta rischi di falsi positivi e accuse ingiuste, mentre l'eccezione alla privacy potrebbe creare un precedente per controlli preventivi su altri reati. Inoltre, l'aggiramento della crittografia end‑to‑end esporrebbe i dispositivi a vulnerabilità gravi: se il sistema venisse compromesso, dati personali e finanziari degli utenti potrebbero essere messi a rischio.

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