RAID E CONTRO-RAID - La tensione tra Stati Uniti e Iran è tornata a crescere dopo i nuovi attacchi americani contro obiettivi iraniani e la risposta immediata di Teheran. Le Guardie Rivoluzionarie affermano di aver colpito basi Usa in Kuwait e Bahrein e minacciano ulteriori operazioni. Il capo negoziatore iraniano avverte Washington che lo Stretto di Hormuz "si apre solo con accordi iraniani". Donald Trump, da parte sua, lega un eventuale ritiro delle truppe americane dall'Europa alle mosse dell'Iran e alla questione sulla Groenlandia, sostenendo in modo sibillino che "l'Europa vuole aiutare Teheran".
VITTIME ED ESPLOSIONI - Secondo il Ministero della Salute iraniano, i raid statunitensi avrebbero causato 14 morti e 78 feriti in due giorni. Teheran segnala esplosioni in diverse città lungo lo Stretto di Hormuz, mentre Trump definisce gli attacchi americani una rappresaglia per un precedente bombardamento iraniano. Fonti statunitensi citate da Axios ritengono che l'escalation potrebbe durare giorni o settimane, a seconda delle azioni iraniane contro le navi mercantili, ma la Casa Bianca ritiene di avere margine di manovra, visto anche il recente transito di centinaia di petroliere.
ACCORDO O CHIACCHIERE? - La bara dell'ex guida suprema Ali Khamenei è stata trasferita dall'Iraq a Mashhad, dov'è prevista la sepoltura, dopo sei giorni di cerimonie funebri tra Najaf, Karbala e varie città iraniane. Al Jazeera riporta che alcuni raid americani avrebbero colpito ponti lungo le strade che portano alla città. Trump sostiene che "gli iraniani vogliono a tutti i costi un accordo", ma dubita che Teheran possa rispettarlo; secondo i media americani la diplomazia starebbe comunque facendo il suo corso, per quanto difficile possa sembrare.

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