I QUASAR PIÙ ANTICHI - Il telescopio spaziale Euclid dell'Agenzia Spaziale Europea ha individuato 31 quasar tra i più antichi mai visti, due dei quali risalgono a quando l'universo aveva appena 670 e 680 milioni di anni -circa il 5% della sua età attuale-. Questi nuclei galattici, alimentati da buchi neri supermassicci, brillano con una luminosità pari a mille miliardi di Soli, rendendoli tra gli oggetti più energetici mai osservati. La scoperta, pubblicata su Astronomy & Astrophysics, segna un passo decisivo nello studio delle prime fasi cosmiche.
IL RISULTATO STRAORDINARIO - Lanciato nel 2023, il telescopio spaziale europeo Euclid ha dimostrato capacità eccezionali nel rilevare oggetti estremamente distanti. Lo studio, guidato da Daming Yang dell'Università di Leiden, è frutto di una collaborazione internazionale che coinvolge numerosi istituti italiani, tra cui INAF, INFN e diverse università e centri europei come l'ESRIN dell'ESA e lo Space Science Data Center dell'ASI. "Fino a oggi avevamo visto solo la punta dell'iceberg", spiega Silvia Belladitta del Max Planck Institute e INAF Bologna, sottolineando come Euclid permetta di esplorare regioni cosmiche finora inaccessibili.
UNA FINESTRA SULL'UNIVERSO PRIMORDIALE - I quasar rappresentano una fase cruciale nell'evoluzione dell'universo, quando il buco nero centrale inghiotte grandi quantità di materia: questa, prima di cadere nel buco nero, si riscalda a temperature estreme e produce una luminosità così intensa da superare quella dell'intera galassia. Individuarli così lontani nel tempo significa osservare l'universo nei suoi primi istanti di formazione. "Si tratta di risultati straordinari per una missione così giovane -commenta Roberto Decarli dell'INAF Bologna- ma soprattutto è solo l'inizio". Con Euclid l'Europa si conferma protagonista nella ricerca cosmologica, aprendo una nuova era per la comprensione dell'universo primordiale.

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