NUOVI BOMBARDAMENTI USA - La crisi tra Stati Uniti e Iran è riesplosa dopo una serie di attacchi contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più strategiche del pianeta. Washington ha risposto con un'operazione militare su larga scala, colpendo oltre 80 obiettivi iraniani tra sistemi di difesa aerea, radar costieri, postazioni missilistiche e imbarcazioni delle Guardie Rivoluzionarie. Contestualmente, gli USA hanno reintrodotto le sanzioni sul petrolio iraniano, revocando la deroga del 21 giugno. Secondo il il comando strategico delle forze armate USA in Medio Oriente Centcom, gli attacchi di Teheran contro tre navi -tra cui una saudita e una qatariota- costituiscono "una chiara violazione del cessate il fuoco" e mettono a rischio la libertà di navigazione.
LA RISPOSTA DI TEHERAN - La reazione iraniana è stata immediata e durissima. Le forze armate della Repubblica islamica hanno dichiarato che "l'Iran non permetterà alcuna interferenza nella gestione dello Stretto di Hormuz", definendo gli attacchi americani "atti terroristici". Le Guardie Rivoluzionarie affermano di aver colpito 85 installazioni militari statunitensi in Kuwait e Bahrein con missili e droni, rivendicando anche l'abbattimento di un aeromobile a pilotaggio remoto MQ‑9. Il Kuwait conferma di essere impegnato nell'intercettazione di droni e missili ostili, mentre esplosioni sono state udite in diverse zone del Paese. Il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf accusa gli USA di "gravi violazioni del memorandum" e dichiara che "l'era del bullismo è finita".
IL RISCHIO DI ESCALATION - La situazione nello Stretto di Hormuz sta rapidamente assumendo i contorni di una crisi regionale. Le tensioni si intrecciano con altri fronti: gli attacchi israeliani in Libano, le frizioni tra Iran e monarchie del Golfo e la crescente pressione americana per garantire la sicurezza delle rotte energetiche. Con entrambi i Paesi impegnati in operazioni militari e scambi di accuse, il rischio di un'escalation incontrollata è concreto. Washington sostiene che le sue azioni mirano a "proteggere il commercio internazionale", mentre Teheran ribadisce che "l'unico passaggio sicuro nello Stretto è quello determinato dall'Iran". Una spirale che, se non contenuta, potrebbe trasformare la crisi in un confronto militare ancora più devastante fra due potenze che sono già ai ferri corti da anni.

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