Il 31 maggio 2024 Patrizia Cormos (20 anni), Bianca Doros (23) e Cristian Molnar (25), tre giovani rumeni, si trovavano su un greto di ghiaia del Natisone, sotto il ponte romano di Premariacco, in provincia di Udine, quando l'improvvisa piena del fiume li isolò e travolse. Patrizia chiamò il 112 più volte, la prima alle 13:29, ma i soccorsi arrivarono troppo tardi: l'elicottero giunse alle 14:13, appena tre minuti dopo la morte dei ragazzi. A fare scalpore furono le immagini, girate da chi assisteva dal ponte e diffuse in TV e in rete e le domande sulla tempestività dell'intervento, in particolare sulla scelta di far alzare in volo un elicottero dei vigili del fuoco distante 110 chilometri invece di quello "sanitario" di Campoformido, a pochi minuti dal luogo del dramma. Le famiglie chiesero di sapere se i tre potessero essere salvati e a dicembre 2024 la Procura di Udine indagò tre vigili del fuoco della sala operativa e un infermiere del 112. Nell'udienza del 20 ottobre, a Udine, il confronto si è concentrato sui criteri con cui fu valutata la richiesta di aiuto: Amato De Monte, ex direttore della centrale unica che coordina i servizi di emergenza Sores FVG, ha spiegato da esperto che l'intervento andava considerato tecnico e non sanitario e che la telefonata dei vigili del fuoco delle 13:45 non segnalava un allarme del secondo tipo. Per questo, ha detto, usare l'elicottero "Doppio India", destinato all'elisoccorso, sarebbe stato "fuori protocollo": in quel caso doveva essere attivato il "Doppio Tango", per gli interventi non sanitari. Una ricostruzione contestata dal procuratore capo Massimo Lia, che ha ricordato l'imminente pericolo di vita per i ragazzi bloccati dall'acqua. In aula l'assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi ha inoltre fornito i dati del Numero unico 112: oltre 600mila chiamate, di cui circa la metà inappropriate e quindi non girate alle sale operative.
Tragedia del Natisone, al processo si discute dell'elisoccorso: "Era fuori protocollo"
Il 31 maggio 2024 Patrizia Cormos (20 anni), Bianca Doros (23) e Cristian Molnar (25), tre giovani rumeni, si trovavano su un greto di ghiaia del Natisone, sotto il ponte romano di Premariacco, in provincia di Udine, quando l'improvvisa piena del fiume li...

Il 31 maggio 2024 Patrizia Cormos (20 anni), Bianca Doros (23) e Cristian Molnar (25), tre giovani rumeni, si trovavano su un greto di ghiaia del Natisone, sotto il ponte romano di Premariacco, in provincia di Udine, quando l'improvvisa piena del fiume li isolò e travolse. Patrizia chiamò il 112 più volte, la prima alle 13:29, ma i soccorsi arrivarono troppo tardi: l'elicottero giunse alle 14:13, appena tre minuti dopo la morte dei ragazzi. A fare scalpore furono le immagini, girate da chi assisteva dal ponte e diffuse in TV e in rete e le domande sulla tempestività dell'intervento, in particolare sulla scelta di far alzare in volo un elicottero dei vigili del fuoco distante 110 chilometri invece di quello "sanitario" di Campoformido, a pochi minuti dal luogo del dramma. Le famiglie chiesero di sapere se i tre potessero essere salvati e a dicembre 2024 la Procura di Udine indagò tre vigili del fuoco della sala operativa e un infermiere del 112. Nell'udienza del 20 ottobre, a Udine, il confronto si è concentrato sui criteri con cui fu valutata la richiesta di aiuto: Amato De Monte, ex direttore della centrale unica che coordina i servizi di emergenza Sores FVG, ha spiegato da esperto che l'intervento andava considerato tecnico e non sanitario e che la telefonata dei vigili del fuoco delle 13:45 non segnalava un allarme del secondo tipo. Per questo, ha detto, usare l'elicottero "Doppio India", destinato all'elisoccorso, sarebbe stato "fuori protocollo": in quel caso doveva essere attivato il "Doppio Tango", per gli interventi non sanitari. Una ricostruzione contestata dal procuratore capo Massimo Lia, che ha ricordato l'imminente pericolo di vita per i ragazzi bloccati dall'acqua. In aula l'assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi ha inoltre fornito i dati del Numero unico 112: oltre 600mila chiamate, di cui circa la metà inappropriate e quindi non girate alle sale operative.
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