Un gruppo di ex dipendenti di Tinder e Bumble ha lanciato Hoppy, una dating app che si presenta come l'antitesi dell'IA: niente algoritmi che decidono chi ti somiglia, niente bio scritte da un chatbot, ma profili personalizzabili in stile MySpace fatti di video, meme, interessi e gusti personali. L'idea è semplice, quasi nostalgica: invece di far "ottimizzare" l'amore da un'intelligenza artificiale, si torna a mostrarsi -goffaggine inclusa- attraverso contenuti che sembrano usciti dal 2007. La "waitlist" avrebbe già superato le 50.000 persone, cifra che rispecchia la nostalgia di una generazione stanca dello swipe e desiderosa di un'esperienza più umana, anche se per ora resta soprattutto una notizia da social. Ironia della sorte, si parla di un'app nata contro l'IA che si sta facendo conoscere grazie a post virali perfettamente confezionati per i feed, con formule che sembrano scritte apposta per ricevere "mi piace" e soprattutto essere condivise. "Anti-IA" è anche un'etichetta comoda: Hoppy esiste già sugli store come app "video-first" (progettata dando la priorità ai video come contenuto principale), con verifica degli utenti e match basati sui contenuti pubblicati, il che suggerisce meno una rivoluzione romantica e più un rebranding intelligente della solita formula. Detto questo, l'intuizione potrebbe funzionare: dopo anni di foto ritoccate, prompt ottimizzati e conversazioni assistite, forse la cosa più rivoluzionaria non è far scrivere l'amore a un modello linguistico, ma lasciare che qualcuno si presenti con un video imbarazzante e tre meme ben scelti.
Ex dipendenti di Tinder e Bumble "ci provano" con Hoppy: app di dating anti-IA che dovrebbe ricordare Myspace
Un gruppo di ex dipendenti di Tinder e Bumble ha lanciato Hoppy, una dating app che si presenta come l'antitesi dell'IA: niente algoritmi che decidono chi ti somiglia, niente bio scritte da un chatbot, ma profili personalizzabili in stile MySpace fatti di...

Un gruppo di ex dipendenti di Tinder e Bumble ha lanciato Hoppy, una dating app che si presenta come l'antitesi dell'IA: niente algoritmi che decidono chi ti somiglia, niente bio scritte da un chatbot, ma profili personalizzabili in stile MySpace fatti di video, meme, interessi e gusti personali. L'idea è semplice, quasi nostalgica: invece di far "ottimizzare" l'amore da un'intelligenza artificiale, si torna a mostrarsi -goffaggine inclusa- attraverso contenuti che sembrano usciti dal 2007. La "waitlist" avrebbe già superato le 50.000 persone, cifra che rispecchia la nostalgia di una generazione stanca dello swipe e desiderosa di un'esperienza più umana, anche se per ora resta soprattutto una notizia da social. Ironia della sorte, si parla di un'app nata contro l'IA che si sta facendo conoscere grazie a post virali perfettamente confezionati per i feed, con formule che sembrano scritte apposta per ricevere "mi piace" e soprattutto essere condivise. "Anti-IA" è anche un'etichetta comoda: Hoppy esiste già sugli store come app "video-first" (progettata dando la priorità ai video come contenuto principale), con verifica degli utenti e match basati sui contenuti pubblicati, il che suggerisce meno una rivoluzione romantica e più un rebranding intelligente della solita formula. Detto questo, l'intuizione potrebbe funzionare: dopo anni di foto ritoccate, prompt ottimizzati e conversazioni assistite, forse la cosa più rivoluzionaria non è far scrivere l'amore a un modello linguistico, ma lasciare che qualcuno si presenti con un video imbarazzante e tre meme ben scelti.
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