Trent'anni dopo l'assassinio di Tupac Shakur, la giustizia americana ha condannato a una pena minima di 40 anni di carcere Duane "Keffe D" Davis, ex capo di una banda di Compton, ritenuto il mandante dell'agguato in cui il rapper perse la vita a Las Vegas il 7 settembre 1996. Davis, 63 anni, non ha sparato personalmente: secondo l'accusa organizzò la vendetta dopo una rissa avvenuta poche ore prima all'MGM Grand tra suo nipote Orlando Anderson e l'entourage di Shakur, fornendo l'arma con cui Anderson aprì il fuoco contro l'auto su cui viaggiava il rapper. La condanna, emessa da un tribunale di Las Vegas dopo la sentenza di agosto per omicidio di primo grado con aggravante dell'uso di un'arma da fuoco, chiude, almeno in parte, uno dei cold case più celebri degli Stati Uniti, rimasto aperto per tre decenni e alimentato da infinite teorie del complotto. Elemento decisivo sono state le stesse dichiarazioni di Davis: dopo aver raccontato alle autorità, nel 2008, il proprio ruolo nell'agguato in cambio di una sorta di immunità ("proffer agreement", con protezioni limitate), ne aveva poi parlato pubblicamente in interviste e nel libro di memorie "Compton Street Legend", uscito nel 2019, invalidando di fatto l'accordo. La difesa aveva sostenuto che si trattasse di vanterie ed esagerazioni pensate per vendere il testo, ma la giuria ha creduto alla versione dell'accusa. In aula la sorella del rapper, Sekyiwa Shakur, ha chiesto la pena massima, ricordando come la morte di Tupac abbia "devastato" per anni la famiglia; Davis si è limitato ad annunciare che farà ricorso. Shakur aveva 25 anni ed era al culmine della carriera, con oltre 75 milioni di dischi venduti nel mondo.
Tupac Shakur, 30 anni dopo l'omicidio il mandante è stato condannato
Trent'anni dopo l'assassinio di Tupac Shakur, la giustizia americana ha condannato a una pena minima di 40 anni di carcere Duane "Keffe D" Davis, ex capo di una banda di Compton, ritenuto il mandante dell'agguato in cui il rapper perse la vita a Las Vegas il...

Trent'anni dopo l'assassinio di Tupac Shakur, la giustizia americana ha condannato a una pena minima di 40 anni di carcere Duane "Keffe D" Davis, ex capo di una banda di Compton, ritenuto il mandante dell'agguato in cui il rapper perse la vita a Las Vegas il 7 settembre 1996. Davis, 63 anni, non ha sparato personalmente: secondo l'accusa organizzò la vendetta dopo una rissa avvenuta poche ore prima all'MGM Grand tra suo nipote Orlando Anderson e l'entourage di Shakur, fornendo l'arma con cui Anderson aprì il fuoco contro l'auto su cui viaggiava il rapper. La condanna, emessa da un tribunale di Las Vegas dopo la sentenza di agosto per omicidio di primo grado con aggravante dell'uso di un'arma da fuoco, chiude, almeno in parte, uno dei cold case più celebri degli Stati Uniti, rimasto aperto per tre decenni e alimentato da infinite teorie del complotto. Elemento decisivo sono state le stesse dichiarazioni di Davis: dopo aver raccontato alle autorità, nel 2008, il proprio ruolo nell'agguato in cambio di una sorta di immunità ("proffer agreement", con protezioni limitate), ne aveva poi parlato pubblicamente in interviste e nel libro di memorie "Compton Street Legend", uscito nel 2019, invalidando di fatto l'accordo. La difesa aveva sostenuto che si trattasse di vanterie ed esagerazioni pensate per vendere il testo, ma la giuria ha creduto alla versione dell'accusa. In aula la sorella del rapper, Sekyiwa Shakur, ha chiesto la pena massima, ricordando come la morte di Tupac abbia "devastato" per anni la famiglia; Davis si è limitato ad annunciare che farà ricorso. Shakur aveva 25 anni ed era al culmine della carriera, con oltre 75 milioni di dischi venduti nel mondo.
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