INGESTIONE ACCIDENTALE O SOMMINISTRAZIONE? - Nel caso delle due donne morte avvelenate a Pietracatella, Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, perde consistenza l'ipotesi dell'ingestione accidentale di semi di ricina: secondo fonti vicine alle indagini, le autopsie avrebbero rilevato nei reperti biologici una quantità di veleno pari a 140 volte la dose minima letale, un dato che rafforzerebbe la pista dell'omicidio. L'anatomopatologa Benedetta De Luca, che ha eseguito gli esami autoptici, aveva comunque precisato che l'autopsia da sola non può stabilire se si sia trattato di un'ingestione accidentale o di una somministrazione da parte di terzi, spiegando a Telemolise che nello stomaco delle vittime non erano stati trovati residui alimentari, ma solo sangue, poiché entrambe avevano vomitato ripetutamente prima di morire.
LE TENSIONI FAMILIARI COME POSSIBILE MOVENTE - Il fascicolo della Procura resta aperto per duplice omicidio, senza indagati. Tra i sospetti circolati nelle ultime ore c'è quello del suocero di Gianni Di Vita (marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara), Salvatore Di Ielsi, che in un'intervista al Corriere della Sera ha raccontato di aver chiesto direttamente al genero se fosse coinvolto, ricevendo una risposta negativa: "Ho detto 'Gianni, dimmi la verità, sei stato tu?' e lui ha negato, ha detto 'io non c'entro'". L'uomo ha aggiunto di dubitare che Di Vita possa aver agito da solo, pur non escludendo un suo coinvolgimento e di non essere al corrente delle difficoltà "di coppia" tra i due di cui si parla ora, mentre resta sullo sfondo un presunto movente legato a tensioni familiari di lunga data.

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