Roberto Gagnor, storico sceneggiatore di Topolino, ha perso la collaborazione dopo 23 anni a causa di alcuni commenti pubblicati sui social. Tutto è iniziato da un post ironico su Facebook in cui prendeva in giro le critiche di alcuni lettori alla nuova storia di PK. Quel post, nato come battuta, è stato interpretato da una parte della community come un attacco personale, generando un flame che si è rapidamente spostato nei forum dedicati ai fumetti Disney.

La discussione si è accesa al punto che alcuni utenti hanno dichiarato di non voler rinnovare l'abbonamento alla rivista. A quel punto il direttore Alex Bertani è intervenuto, spiegando che gli autori, quando parlano online, vengono percepiti come rappresentanti della testata. Per evitare che il caso danneggiasse il rapporto con i lettori, ha deciso di interrompere la collaborazione con Gagnor.

A questo punto resta la domanda più interessante, quella che va oltre il caso specifico: quanto può pesare un flame nato in poche ore sulla vita professionale di una persona? E ancora: quanto è giusto che un commento scritto in un contesto informale venga trattato come un atto pubblico, con conseguenze lavorative? Il caso Gagnor mostra che oggi il confine tra opinioni personali sui social e identità professionale è sempre più sottile.
Fonte dell'articolo e delle immagini (IlPost.it)

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