Nel 2016 il personale di un centro di recupero della fauna selvatica boliviano consegnò a Paola Nogales‑Ascarrunz, biologa e National Geographic Explorer, quello che tutti chiamavano "un gatto strano": minuscolo, con il muso schiacciato, orecchie tonde e grandi macchie da mini-leopardo. Era stato trovato da un uomo che l'aveva cresciuto per un anno credendolo domestico, salvo poi rendersi conto che quel felino aveva decisamente altri piani. Nessuno immaginava che quel micetto misterioso sarebbe diventato il primo nuovo felino scoperto in oltre un secolo, oggi ufficialmente battezzato Leopardus tilcayo. Nogales‑Ascarrunz lo fotografò da ogni angolatura, convinta fosse un comune tigrillo (gatto tigre), finché nel 2019 notò che le macchie del suo pelo (rosette) erano troppo grandi rispetto a quelle dei felini brasiliani. Da lì iniziò un'indagine genetica durata anni, condotta con Eduardo Eizirik e Jonas Lescroart, la quale ha dimostrato che il "tilcayo" non è una variante, né una sottospecie: è proprio una nuova specie, chiamata così perché gli abitanti della zona lo hanno sempre nominato in quel modo, senza sapere bene il perché. Per ora si sa solo che vive nelle foreste Yungas boliviane e che della sua vita quotidiana -cosa mangia, come si riproduce, chi lo caccia- non sappiamo praticamente nulla. La scoperta, però, è enorme: non solo aggiunge un nuovo felino alla lista mondiale, ma ridisegna l'albero genealogico dei piccoli gatti sudamericani, rivelando che ciò che credevamo un'unica specie è in realtà un complesso molto più ricco e variegato. Si tratta di una scoperta estremamente affascinante: anche nel 2026, nel cuore delle Ande, la natura riesce ancora a sorprenderci con un gatto che nessuno sapeva esistesse.
Scoperto il tilcayo, il "nuovo" gatto delle Ande
Nel 2016 il personale di un centro di recupero della fauna selvatica boliviano consegnò a Paola Nogales‑Ascarrunz, biologa e National Geographic Explorer, quello che tutti chiamavano "un gatto strano": minuscolo, con il muso schiacciato, orecchie tonde e...

Nel 2016 il personale di un centro di recupero della fauna selvatica boliviano consegnò a Paola Nogales‑Ascarrunz, biologa e National Geographic Explorer, quello che tutti chiamavano "un gatto strano": minuscolo, con il muso schiacciato, orecchie tonde e grandi macchie da mini-leopardo. Era stato trovato da un uomo che l'aveva cresciuto per un anno credendolo domestico, salvo poi rendersi conto che quel felino aveva decisamente altri piani. Nessuno immaginava che quel micetto misterioso sarebbe diventato il primo nuovo felino scoperto in oltre un secolo, oggi ufficialmente battezzato Leopardus tilcayo. Nogales‑Ascarrunz lo fotografò da ogni angolatura, convinta fosse un comune tigrillo (gatto tigre), finché nel 2019 notò che le macchie del suo pelo (rosette) erano troppo grandi rispetto a quelle dei felini brasiliani. Da lì iniziò un'indagine genetica durata anni, condotta con Eduardo Eizirik e Jonas Lescroart, la quale ha dimostrato che il "tilcayo" non è una variante, né una sottospecie: è proprio una nuova specie, chiamata così perché gli abitanti della zona lo hanno sempre nominato in quel modo, senza sapere bene il perché. Per ora si sa solo che vive nelle foreste Yungas boliviane e che della sua vita quotidiana -cosa mangia, come si riproduce, chi lo caccia- non sappiamo praticamente nulla. La scoperta, però, è enorme: non solo aggiunge un nuovo felino alla lista mondiale, ma ridisegna l'albero genealogico dei piccoli gatti sudamericani, rivelando che ciò che credevamo un'unica specie è in realtà un complesso molto più ricco e variegato. Si tratta di una scoperta estremamente affascinante: anche nel 2026, nel cuore delle Ande, la natura riesce ancora a sorprenderci con un gatto che nessuno sapeva esistesse.
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