Mentre paesi come l'Australia spingono per obbligare i social a offrire agli utenti la scelta del feed cronologico -sul modello già adottato nei Paesi Bassi- Adam Mosseri, CEO di Instagram, ha provato a difendere lo status quo con un argomento che suona più come un'ammissione scomoda: secondo il dirigente, tornare all'ordine cronologico puro finirebbe per intasare i feed con post di aziende, brand ed editori professionisti, seppellendo i contenuti di amici e conoscenti ("drowned out") sotto la maggiore frequenza di pubblicazione dei creator. Il problema è che Mosseri ha poi rivelato il vero motivo di queste dichiarazioni: nei test interni di Instagram, il ritorno al cronologico avrebbe fatto crollare l'engagement fino al 50%, un dato che spiega meglio di mille comunicati ufficiali perché le piattaforme sono disposte a combattere con le unghie e con i denti pur di non lasciare mai davvero la scelta nelle mani degli utenti.
Instagram si ribella all'imposizione del feed cronologico
Mentre paesi come l'Australia spingono per obbligare i social a offrire agli utenti la scelta del feed cronologico -sul modello già adottato nei Paesi Bassi- Adam Mosseri, CEO di Instagram, ha provato a difendere lo status quo con un argomento che suona più...

Mentre paesi come l'Australia spingono per obbligare i social a offrire agli utenti la scelta del feed cronologico -sul modello già adottato nei Paesi Bassi- Adam Mosseri, CEO di Instagram, ha provato a difendere lo status quo con un argomento che suona più come un'ammissione scomoda: secondo il dirigente, tornare all'ordine cronologico puro finirebbe per intasare i feed con post di aziende, brand ed editori professionisti, seppellendo i contenuti di amici e conoscenti ("drowned out") sotto la maggiore frequenza di pubblicazione dei creator. Il problema è che Mosseri ha poi rivelato il vero motivo di queste dichiarazioni: nei test interni di Instagram, il ritorno al cronologico avrebbe fatto crollare l'engagement fino al 50%, un dato che spiega meglio di mille comunicati ufficiali perché le piattaforme sono disposte a combattere con le unghie e con i denti pur di non lasciare mai davvero la scelta nelle mani degli utenti.
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