UNA LEGGERISSIMA CONTRADDIZIONE - Jennifer Lawrence ha aperto il suo primo account Instagram ufficiale (@jlaw) con un video in cui avvisa i follower che basterà un solo commento aggressivo per convincerla a sparire (presumibilmente) dai social. La mossa, per quanto comprensibile nell'intento, solleva più di una perplessità se analizzata con lucidità. Aprire un profilo pubblico su una delle piattaforme più esposte al giudizio collettivo e, nello stesso momento, porre come condizione di permanenza l'assenza totale di commenti negativi appare una contraddizione difficile da sciogliere: i social funzionano strutturalmente come spazi di reazione libera, nel bene e nel male e nessun utente -famoso o meno- ha mai potuto realisticamente controllare il tono dei commenti ricevuti semplicemente dichiarando in anticipo di non volerli.
INTERVENTO GENUINO O RAGEBAIT? - C'è poi un aspetto psicologico da considerare: un annuncio così esplicito, che lega la propria permanenza sulla piattaforma al comportamento altrui, rischia paradossalmente di produrre l'effetto opposto a quello desiderato. Online esiste da tempo il fenomeno del cosiddetto "ragebait" -contenuti costruiti, consapevolmente o meno, in modo da provocare reazioni polarizzate proprio perché generano più engagement- e un ultimatum di questo tipo, per quanto sincero nelle intenzioni, si presta facilmente a essere letto come una sfida implicita, capace di attirare proprio quel tipo di utenti che cercano di "testare" i limiti annunciati. In altre parole, dichiarare pubblicamente cosa farebbe scappare qualcuno equivale spesso a fornire a chi vuole infastidirlo la chiave per farlo.
LIBERTÀ DI ESPRESSIONE - Infine, resta il nodo principale: è ragionevole aspettarsi, per chiunque scelga di esporsi volontariamente su una piattaforma di scala globale, di non incontrare mai un giudizio ostile? Storicamente Lawrence stessa aveva più volte dichiarato in passato di evitare i social proprio per il loro carico di negatività, salvo poi tornarci, segno che il rapporto tra celebrità e quel genere di piattaforme è più complesso di una semplice scelta tra "esserci" e "non esserci". Pretendere, nel momento stesso in cui si sceglie di aprire un canale di comunicazione pubblico, che questo non generi alcuna frizione appare una posizione quantomeno ottimistica, se non pretenziosa: la libertà di espressione che permette a una persona famosa di condividere la propria vita è la stessa che consente a chiunque altro, nel bene e nel male, di commentarla.

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