DEEPFAKE E INTELLIGENZA ARTIFICIALE - Caitlin Clark ha appena vissuto una delle partite peggiori della sua carriera professionistica, chiudendo la vittoria per 55-52 del Team USA sull'Italia con un solo punto a referto e zero canestri dal campo per la prima volta in carriera, un dettaglio che avrebbe dovuto far discutere gli Stati Uniti, visto quanto sono andati vicini a un clamoroso KO contro le azzurre ai Mondiali. E invece no: quello che ha davvero conquistato social e siti sportivi è stato un video dallo spogliatoio in cui Clark, consapevole delle telecamere, nascondeva i piedi sotto la panchina, scatenando le risate delle compagne Angel Reese, Jackie Young e Aliyah Boston. Il web, va detto, ha subito riconosciuto il motivo del gesto: da tempo circolano online contenuti -spesso deepfake generati con l'intelligenza artificiale- che isolano e sessualizzano proprio i piedi della giocatrice, tanto che diversi strumenti di rilevamento hanno già certificato come fasulle immagini che la ritraggono a piedi nudi con tanto di smalto e anelli alle dita. Che una giocatrice professionista debba letteralmente nascondersi in uno spogliatoio per evitare che una sua parte del corpo diventi materiale virale la dice lunga su quanto poco, in certi angoli di internet, conti il basket rispetto al resto.
L'OSSESSIONE DELLA GEN Z - Il fenomeno, del resto, non nasce dal nulla: secondo diverse analisi pubblicate negli ultimi anni, la Gen Z avrebbe sviluppato un rapporto quasi ossessivo (e a tratti contraddittorio) con i piedi, complice una vita online iniziata prestissimo e un'esposizione precoce a piattaforme e community dedicate proprio a questo tipo di contenuti. Secondo il report annuale di Pornhub, i più giovani cercherebbero materiale a tema piedi molto più di qualsiasi altra generazione, un dato che per diversi commentatori spiegherebbe anche perché, in parallelo, gli stessi ragazzi hanno sviluppato una sorta di pudore quasi patologico nel mostrare i propri: sapere che qualcuno potrebbe guardarli con intenzioni diverse dal semplice interesse estetico basta a rendere un paio di infradito un piccolo terreno minato social. È in questo contesto, non isolato ma parte di una tendenza più ampia, che va letto il gesto di Clark, tutt'altro che un capriccio da diva.
DONNE E UOMINI - Il problema, però, non è solo la sessualizzazione -già di per sé inaccettabile quando applicata a chiunque, tanto più a un'atleta di un Mondiale- ma anche il modo comodo con cui questa storiella dei piedi ha finito per monopolizzare la narrazione, distogliendo l'attenzione da una prestazione a dir poco imbarazzante contro un'Italia che ha sfiorato l'impresa storica. Molto più facile ridere di un aneddoto da spogliatoio che ammettere che la squadra più forte del mondo ha rischiato di perdere contro una nazionale che, sulla carta, era nettamente inferiore. Verrebbe da chiedersi, con la dovuta ironia: se domani le testate sportive iniziassero a dedicare articoli e speculazioni sui piedi di LeBron James, quanto durerebbe la cosa prima di gridare allo scandalo e allo schifo? Forse la vera notizia, più che i piedi di Clark, è quanto sia ancora normale, nel 2026, guardare con prospettive diverse donne e uomini e quanto, soprattutto, si sia perso di vista che si stava parlando di un Mondiale di basket.

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