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"Bad Influence": il lato oscuro dei bambini influencer

"Bad Influence: The Dark Side of Kidfluencing" è una docuserie Netflix in tre episodi, diretta da Jenna Rosher e Kief Davidson e prodotta da Decoy Productions, che ricostruisce l'ascesa e la caduta dell'universo costruito attorno...

"Bad Influence": il lato oscuro dei bambini influencer

UNA DOCUSERIE DISTURBANTE - "Bad Influence: The Dark Side of Kidfluencing" è una docuserie Netflix in tre episodi, diretta da Jenna Rosher e Kief Davidson e prodotta da Decoy Productions, che ricostruisce l'ascesa e la caduta dell'universo costruito attorno alla giovane youtuber Piper Rockelle, diventata famosa a soli otto anni grazie ai video prodotti insieme alla madre e manager Tiffany Smith. Sulla figura di Piper si era formato "The Squad", un gruppo di giovanissimi content creator -tra cui Sophie Fergi, Gavin Magnus e Corinne Joy- che realizzava insieme sketch, prank e contenuti apparentemente innocui, capaci di generare miliardi di visualizzazioni e importanti guadagni pubblicitari. Dietro le quinte, però, secondo quanto raccontato da diversi ex membri del gruppo e dai loro genitori, si sarebbe consumato un clima di manipolazione e presunti abusi psicologici, verbali e in alcuni casi sessuali, culminato in una causa legale intentata nel 2022 da undici giovani content creator contro Tiffany Smith, poi conclusasi nel 2024 con un risarcimento di 1,85 milioni di dollari senza ammissione di colpa.

PERCHÉ LA VICENDA RIGUARDA TUTTI - Al di là del caso specifico, la serie fa luce su un fenomeno globale che riguarda ormai milioni di famiglie: quello dei bambini trasformati, spesso dai propri stessi genitori, in vere e proprie fonti di reddito attraverso i social network. Il tema tocca da vicino chiunque utilizzi piattaforme come YouTube, TikTok o Instagram, dove i contenuti con minori come protagonisti restano tra i più redditizi in termini di visualizzazioni e sponsorizzazioni, alimentando l'industria della "kidfluencer economy" che vale ormai decine di miliardi di dollari l'anno a livello mondiale. La domanda che la docuserie pone allo spettatore, è quanto sia sottile il confine tra la creazione di contenuti familiari e lo sfruttamento del lavoro minorile mascherato da gioco, un dubbio che riguarda tanto chi produce quanto chi, guardando quei video, ne alimenta inconsapevolmente il sistema.

IL VUOTO NORMATIVO IN USA - Secondo quanto emerge dalla docuserie e dalle testimonianze di esperti e attivisti coinvolti nella produzione, uno dei nodi centrali della vicenda riguarda proprio l'assenza di una regolamentazione adeguata: a differenza dei bambini attori tradizionali, tutelati negli Stati Uniti dal Coogan Act che impone di accantonare parte dei guadagni in fondi fiduciari, i piccoli content creator online non godono delle stesse garanzie su compensi, orari o condizioni di lavoro. Proprio a partire da casi come quello di Piper Rockelle sono nate le prime iniziative legislative, dalla legge sui "kidfluencer" entrata in vigore in California dal gennaio 2025 ad alcune proposte discusse nello Stato di Washington, pensate per estendere ai piccoli influencer le stesse tutele economiche previste per gli attori minorenni. La serie sottolinea però come il problema non sia soltanto economico: al centro resta la tutela complessiva del benessere psicologico e fisico dei minori coinvolti, un tema che nessuna normativa sui guadagni riesce da sola a risolvere e che rende il documentario un contributo tuttora attuale al dibattito sulla protezione dell'infanzia nell'era dei social media.

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Fonte TopManga Forum
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