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"Alley Cats", tra satira felina e nichilismo gentile

"Alley Cats" è arrivato su Netflix come una sitcom animata, ma l'accostamento immediato a "Friends" o "The Big Bang Theory" che alcuni fanno rischia di essere fuorviante. Il format, con i gatti che commentano il mondo tra un...

"Alley Cats", tra satira felina e nichilismo gentile

UNA SITCOM, MA NON PROPRIO - "Alley Cats" è arrivato su Netflix come una sitcom animata, ma l'accostamento immediato a "Friends" o "The Big Bang Theory" che alcuni fanno rischia di essere fuorviante. Il format, con i gatti che commentano il mondo tra un momento di pausa e l'altro, ricorda piuttosto la struttura minimale e corrosiva di "Beavis and Butt-Head" con un pizzico di "Daria", dove il dialogo è il motore principale o persino le celebri scene del bowling de "Il grande Lebowski", con quel senso di immobilità che diventa spazio per la filosofia spicciola. Ricky Gervais usa i suoi randagi britannici per costruire un osservatorio satirico: una banda di disadattati che osserva la società umana con un misto di cinismo, curiosità e disincanto.

BRILLANTE A TRATTI, RIPETITIVA ALTROVE - La serie alterna battute volgari, riflessioni sulla natura umana e momenti di critica sociale, con dialoghi che oscillano tra nichilismo e moralità improvvisa. È qui che "Alley Cats" mostra il suo limite: non basta chiudere un episodio con una frase sulla vita, sull'amore o sulla crescita per trasformare poco meno di venti minuti di misantropia in qualcosa di "profondo". La base "filosofica" rimane quella tipica di Gervais -scettica, disillusa, spesso efficace- ma non sempre riesce a rinnovarsi. I personaggi funzionano come archetipi e il character design li rende immediatamente riconoscibili, ma sulla lunga distanza emerge una certa ripetitività che richiederebbe un maggiore sviluppo delle loro storie personali.

UN'OCCASIONE SOLO PARZIALMENTE COLTA - Il divano resta un punto di riferimento visivo ricorrente, ma la serie si muove anche altrove, alternando ambientazioni diverse senza però mai abbandonare del tutto quel tono sospeso e osservativo che ne definisce l'identità. L'idea di usare i gatti come specchio della società umana è buona e in diversi momenti "Alley Cats" riesce a colpire nel segno con ironia e lucidità. Del resto, la serie non nasce con la pretesa di diventare un fenomeno di massa, ma piuttosto come esercizio di stile su misura per lo sguardo disincantato di Gervais: proprio per questo va giudicata più per la coerenza con cui persegue il proprio tono che per ambizioni di grande impatto. Resta un prodotto piacevole da consumare a piccole dosi, capace di divertire e far riflettere: una satira felina che funziona, pur lasciando la sensazione di un potenziale non del tutto sfruttato.

LINK

• "Beavis and Butt-head" (Wikipedia)
• "Daria" (Wikipedia)
• "Il grande Lebowski" (Wikipedia)

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