Sul web sta circolando un fenomeno chiamato "90s parenting": mamme e papà che educano i propri bambini come se smartphone, tablet e piattaforme streaming non fossero mai esistiti, preferendo cassette videoregistrate, cartoni d'epoca e ore intere passate a giocare fuori casa, magari senza fare nulla di preciso. Più che un semplice vezzo nostalgico, per tante famiglie questa scelta nasce come opposizione a una mentalità che punta ad aumentare ad ogni costo il potenziale dei più piccoli con lezioni, sport e impegni strutturati, quasi fosse un investimento continuo sul loro domani; mentre l'infanzia, secondo questa visione, dovrebbe lasciare spazio alla noia, alla fantasia spontanea e persino al gusto di sporcarsi giocando sotto un temporale. Questo movimento nato sulla rete si è dimostrato fin da subito estremamente critico nei confronti dell'esposizione a prodotti audiovisivi costruiti per catturare l'attenzione con montaggi frenetici, tonalità cromatiche fortissime e stacchi di scena rapidissimi: diversi specialisti sostengono che un'esposizione a contenuti di questo tipo abitui i più piccoli a un bisogno costante di novità, indebolendo l'interesse verso passatempi più pacati come sfogliare un libro o mettersi a disegnare. Non tutto però è privo di ombre: tenere un bambino fuori da ciò che i compagni di classe conoscono e commentano rischia di isolarlo socialmente, se non è al corrente delle mode o dei contenuti di cui tutti parlano. Tuttavia proprio da questo limite può nascere un insegnamento prezioso: capire che non serve rincorrere ogni tendenza e sentirsi a tutti i costi parte di un gruppo.
Arriva il "90s parenting": crescere i figli come negli anni '90
Sul web sta circolando un fenomeno chiamato "90s parenting": mamme e papà che educano i propri bambini come se smartphone, tablet e piattaforme streaming non fossero mai esistiti, preferendo cassette videoregistrate, cartoni d'epoca e ore intere passate a...

Sul web sta circolando un fenomeno chiamato "90s parenting": mamme e papà che educano i propri bambini come se smartphone, tablet e piattaforme streaming non fossero mai esistiti, preferendo cassette videoregistrate, cartoni d'epoca e ore intere passate a giocare fuori casa, magari senza fare nulla di preciso. Più che un semplice vezzo nostalgico, per tante famiglie questa scelta nasce come opposizione a una mentalità che punta ad aumentare ad ogni costo il potenziale dei più piccoli con lezioni, sport e impegni strutturati, quasi fosse un investimento continuo sul loro domani; mentre l'infanzia, secondo questa visione, dovrebbe lasciare spazio alla noia, alla fantasia spontanea e persino al gusto di sporcarsi giocando sotto un temporale. Questo movimento nato sulla rete si è dimostrato fin da subito estremamente critico nei confronti dell'esposizione a prodotti audiovisivi costruiti per catturare l'attenzione con montaggi frenetici, tonalità cromatiche fortissime e stacchi di scena rapidissimi: diversi specialisti sostengono che un'esposizione a contenuti di questo tipo abitui i più piccoli a un bisogno costante di novità, indebolendo l'interesse verso passatempi più pacati come sfogliare un libro o mettersi a disegnare. Non tutto però è privo di ombre: tenere un bambino fuori da ciò che i compagni di classe conoscono e commentano rischia di isolarlo socialmente, se non è al corrente delle mode o dei contenuti di cui tutti parlano. Tuttavia proprio da questo limite può nascere un insegnamento prezioso: capire che non serve rincorrere ogni tendenza e sentirsi a tutti i costi parte di un gruppo.
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