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Flame online: non erano (solo) gli algoritmi, eravamo noi

Sulle comunità online la negatività non cresce solo perché gli algoritmi premiano ciò che divide: secondo uno studio guidato dallo psicologo Joshua Conrad Jackson, pubblicato su una delle riviste scientifiche più autorevoli...

Flame online: non erano (solo) gli algoritmi, eravamo noi

NON ERA COLPA DEGLI ALGORITMI? - Sulle comunità online la negatività non cresce solo perché gli algoritmi premiano ciò che divide: secondo uno studio guidato dallo psicologo Joshua Conrad Jackson, pubblicato su una delle riviste scientifiche più autorevoli ("Proceedings of the National Academy of Sciences"), la tendenza nasce anche da un meccanismo umano molto semplice, chiamato differenziazione. È il bisogno di dire qualcosa di diverso dagli altri, di distinguersi. E poiché le opinioni positive sono poche e spesso simili, chi vuole aggiungere qualcosa di "nuovo" finisce per sottolineare ciò che non va. Analizzando oltre 2 miliardi di commenti su migliaia di comunità online, i ricercatori hanno osservato che più una discussione va avanti, più diventa negativa: quando i commenti positivi si esauriscono, l'unico modo per emergere è criticare.

QUANDO NASCE LA NEGATIVITÀ - Questo meccanismo è evidente anche nelle discussioni italiane, spesso polarizzate su politica, calcio, attualità e costume. In comunità molto affollate -dai forum ai gruppi Facebook fino ai commenti sotto le notizie- la pressione a dire qualcosa di originale aumenta, e con essa la tendenza a usare toni più duri, sarcastici o polemici. Lo studio mostra che non è sempre una scelta consapevole: quando le persone vengono "stimolate" a essere uniche, diventano più negative senza che nessuno glielo chieda. E più grande è la comunità, più questo effetto si amplifica, perché diventa sempre più difficile aggiungere qualcosa che non sia già stato detto.

IL RITORNO DELLA POSITIVITÀ - La negatività, però, non cresce all'infinito. Nelle discussioni molto lunghe, quando anche le critiche iniziano a ripetersi, tornano gli interventi positivi, creando oscillazioni inattese. Il fenomeno non riguarda solo i social: anche i media con cicli di notizie continui rischiano di scivolare verso toni sempre più negativi per "riempire" il discorso quando non ci sono novità. Capire questo meccanismo -e sapere che nasce da una dinamica collettiva, non da una cattiveria individuale- può aiutare a riconoscere quando la spirale di negatività ci sta trascinando più di quanto vorremmo.

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