GLI INDIZI SEMPRE PIÙ SOLIDI - Negli ultimi anni stanno emergendo indizi sempre più consistenti che suggeriscono che Marte, in un lontano passato, possa aver ospitato forme di vita. Il tema è al centro del COSPAR, il principale congresso mondiale dedicato alla ricerca spaziale, in corso a Firenze. Le analisi del rover Perseverance della NASA hanno individuato minerali che sulla Terra sono prodotti da microrganismi e tracce di materia organica complessa, elementi che -secondo la ricercatrice Teresa Fornaro dell'INAF- aumentano la probabilità che il pianeta rosso sia stato abitabile. Le eventuali forme di vita marziane, se mai esistite, sarebbero state probabilmente costituite da microrganismi sotterranei, protetti dalle radiazioni e capaci di sfruttare l'energia delle rocce. Tuttavia le evidenze raccolte finora restano indirette: la materia organica rinvenuta è profondamente alterata e solo l'analisi dei campioni sulla Terra potrà fornire una risposta definitiva.
EXOMARS ALLA RICERCA DI PROVE - Per ottenere conferme servono missioni capaci di andare oltre la superficie marziana. In questo senso, la missione ExoMars dell'Agenzia Spaziale Europea rappresenta un passo cruciale. Dopo l'invio nel 2016 della sonda Trace Gas Orbiter, nel 2028 partirà il rover Rosalind Franklin, progettato per perforare il suolo fino a due metri di profondità e analizzare campioni mai raggiunti prima. Secondo Fornaro, gli strumenti di bordo saranno "i più avanzati mai mandati su Marte" e potrebbero finalmente individuare prove dirette dell'esistenza di vita passata. L'obiettivo è rispondere alla domanda che accompagna l'esplorazione del pianeta da decenni: Marte è stato davvero abitato?
LE SCOPERTE DI PERSEVERANCE - Nel frattempo, Perseverance continua la sua missione iniziata nel 2021, prolungata a tempo indeterminato grazie al perfetto funzionamento del rover. Le rocce e la regolite raccolte stanno fornendo dati fondamentali per ricostruire l'evoluzione geologica e ambientale del pianeta. Un campione prelevato nell'estate del 2024 ha attirato particolare attenzione: conteneva potenziali tracce biologiche che, pur necessitando di ulteriori verifiche, sono state definite dall'amministratore della NASA Sean Duffy come "il momento in cui siamo andati più vicino in assoluto alla vita su Marte". Le missioni future, unite al ritorno dei campioni sulla Terra, potrebbero trasformare questi indizi in una delle scoperte scientifiche più importanti della storia.

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