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La storia di Davide Cavallo: abbracciare i propri carnefici ha senso?

Davide Cavallo, 22 anni, è stato aggredito in corso Como per 50 euro: rapinato, pestato e accoltellato con un coltello Opinel che gli ha lesionato organi vitali, lasciandolo tra la vita e la morte e con danni permanenti. Nelle motivazioni della sentenza si...

La storia di Davide Cavallo: abbracciare i propri carnefici ha senso?

Davide Cavallo, 22 anni, è stato aggredito in corso Como per 50 euro: rapinato, pestato e accoltellato con un coltello Opinel che gli ha lesionato organi vitali, lasciandolo tra la vita e la morte e con danni permanenti. Nelle motivazioni della sentenza si cita un episodio in cui uno degli imputati avrebbe riso alla notizia che Davide rischiava la paralisi (fonte). Eppure, il giorno della condanna, Davide ha scelto di abbracciare i suoi aggressori. Un gesto enorme, certo. Ma davanti a chi ha reagito così, la domanda resta: vale davvero la pena?

Perché mentre il giudice parla di "freddezza" e "disumanità", dalle carte emerge un clima leggero, quasi distratto, nelle ore successive all'aggressione. Non un'ilarità collettiva, non una scena da film, ma un singolo episodio che basta comunque a far riflettere: una risata fuori posto, arrivata nel momento in cui si apprendeva che un coetaneo rischiava di non camminare più. Una reazione che pesa più di mille parole.

E allora l'abbraccio di Cavallo diventa un gesto che spiazza. Non perché sia "buono", non perché assolve, ma perché mette in scena una sproporzione morale difficile da ignorare: da una parte chi ha subito un danno irreversibile, dall'altra chi -almeno in un momento- ha reagito con leggerezza a una notizia devastante. Perdonare è nobile, certo, ma perdonare questo tipo di leggerezza è un atto che supera perfino la giustizia. A volte la vittima è più adulta dei suoi aggressori. E non è detto che questo sia un bene.

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